10 domande: l’Istituto Ricerche Farmacologiche risponde… SBAGLIANDO!

Salve a tutti,
questa è una risposta all’obiezione di una pagina vivisezionista alla nostra nota “10 DOMANDE A CUI I VIVISETTORI NON RISPONDONO… o le sbagliano!”.
Chiariamo fin da subito che l’ironia che traspariva in certi nostri passaggi non aveva obiettivi diffamatori (tant’è che non v’è alcun insulto), ma si trattava semplicemente di un excursus che potesse alleggerire la lettura di un testo così lungo da parte degli utenti.
Iniziamo dunque con le obiezioni, seguendo la numerazione delle domande:
1) Sulla prima risposta, ecco la loro obiezione:
la prova non consiste nel fatto che lo consenta la legge, ma nel fatto che la legge lo consente perché lo stesso farmaco umano funziona su più animali.
Certo, ma il fatto che funzioni su più animali non è una prova del fatto che funzioni sull’uomo, tranne se non funzionasse su tutti, cosa che il professore stesso ha dimostrato non essere la realtà delle cose, in questo caso dunque si parla di risultati discordanti.
Dicono inoltre, sull’amoxicillina/acido clavulanico, che non vedono alcuna contraddizione in quanto dipende dalla flora batterica dell’animale piuttosto che dalla tossicità.
Ripeto, anche in questo caso ci sono state complicazioni che non hanno permesso lo scambio interspecie di farmaci… come si fa dunque ad affermare che, a seguito di ciò, esso sia una prova? E’ semmai una prova di come innumerevoli variabili intervengono a seconda della specie a dare un risultato rispetto ad un altro ogni volta e quindi non ci danno alcuna sicurezza che altre varianti non ci siano nel caso dell’uomo.
Inutile dire che la parte della DL50 diversa è stata saltata (chissà come mai).
E’ stupendo sentir leggere come “i risultati negativi, nella scienza, sono utili quanto quelli positivi (e forse anche di più, in certi casi): permettono infatti di visualizzare un’eccezione ad una regola e a capire il perché di una differenza”, dato che non possiamo cambiare la struttura di un animale, se non geneticamente, ottenendo ulteriori variabili, o se non cambiando il tipo di animale, ottenendo anche in questo caso innumerevoli altre variabili che intervengono nel risultato e quindi nella sua trasposizione all’uomo.
Aggiungono quindi che si studiano le similitudini e si utilizzano gli animali più simili all’uomo per ciascuno studio. Ritengo dunque sia un “”puro caso”” che la stragrande maggioranza degli animali usati nella vivisezione siano topi e non primati.

2) Riguardo la validazione, affermano:
“La validazione dei metodi in vitro, infatti, viene fatta confrontando i risultati dei test da validare versus un gold standard che, guarda caso, è proprio l’animale”Tuttavia questo criterio ha prodotto non buonissimi risultati, infatti, Goldberg e Hartung fanno notare, in un articolo di Scientific American, che nei primi anni 90 erano stati avviati sei grossi progetti di validazione per la sostituzione del Draize test oculare, ma tutti fallirono NON per i metodi alternativi, ma per i falsi positivi del modello animale in questione.
[Alan M. Goldberg, Thomas Hartung, “Protecting more than animals”, Scientific American, January 2006]
“Having reviewed other data, we now understand why the alternatives failed: their results were being compared with those of the Draize test itself, which, it turns out, yields many false positives.”
“ICCVAM and ECVAM are now jointly reviewing existing information on the Draize test and its alternatives. The study will form the basis of a statement of validity or, if necessary, another validation trial of Draize alternatives, and this time we are reasonably confi-dent of success”
Affermano poi, sui test su animali:
“Validarli in una maniera ECVAM-like comporterebbe il test nell’uomo di tutte le sostanze che si sono verificate tossiche nell’animale.
Non per forza, anche vedendo quanto sono predittivi per sostanze il cui effetto è già conosciuto sull’uomo, assegnate casualmente e vedendo quanto l’animale sia predittivo per esse, così come è accaduto per altri studi, tra i quali il MEIC.
I vivisezionisti affermano addirittura che ” tutti i farmaci e vaccini disponibili commercialmente dimostrino abbondantemente un sufficiente grado di affidabilità del modello animale” quando il numero dei farmaci scartati su umani ma non su animali sono 90 volte tanto! Se questa è affidabilità…
Ovviamente poi le accuse su Claude Reiss derivano dalla RDS, legata ad “Understanding Animal Research”… dire che sono faziose è dire poco!
“Simon Festing, executive director of the Research Defence Society (RDS), made the request in an Email sent to the journal’s editor in chief”
Sull’articolo di Nature, non è di Hartung, che invece è intervistato, ma di Alison Abbot, “More than a cosmetic change”, Nature, vol. 438 – 10 November 2005:
The toxicity tests that have been used for decades are “simply bad science”, he explains. “We now have an opportunity to start with a clean slate and develop evidence based tests that have true predictive value.
e tra le altre cose afferma esso stesso che il modello animale non è mai stato validato!
“This is despite the acknowledged poor quality of most animal tests, which have never undergone the rigours of validation that in vitro alternatives now face. Most animal tests overor underestimate toxicity, or simply don’t mirror toxicity in humans very well”
Si afferma anche: “Animal embryotoxicity tests are not reliably predictive for humans,” says Horst Spielmann, a toxicologist at the Federal Institute for Risk Assessment in Berlin. “When we find that cortisone is embryotoxic in all species tested except human, what are we supposed to make of them?””
Parla anche della cancerogenicità: “To test a single chemical for its potential to cause cancer takes five years and involves 400 rats, each of which is treated with the maximum tolerated dose. It is dramatically over-predictive: more than 50% of the results are positive, of which 90% are falsepositives1.”
e fa riferimento a Gold, L. S., Manley, N. B., Slone, T. H., Rohrbach, L. &Garfinkel, G. B. Toxicol. Sci. 85, 747–808 (2005).

3) Sulla terza, c’è da fare un appunto, non s’è definito il prof. Remuzzi “un santone indiano”, semmai era riferito all’affermazione da egli espressa. Se poi si volesse identificare con la sua stessa affermazione, niente in contrario, ma in quel caso il nostro umorismo sarebbe davvero l’ultimo dei suoi problemi.
Quello che si voleva comunque affermare, è che distorcere una domanda significa NON rispondere ad essa, ma rigirarla come la si vuole
Sì, s’è usato appositamente il termine “frankenstein”, non per far credere che vi fosse una differenza d’aspetto, ma per far riflettere su come l’hybris umana si spinga a modificare la vita, creando vere e proprie “chimere”, non tanto per le sembianze, quanto per il concetto stesso di un fantomatico diritto ad usare e storpiare addirittura la struttura interna degli animali, come se si stesse giocando con oggetti inanimati.
Sì, abbiamo sbagliato e abbiamo scritto “genotipica” al posto di “fenotipica”, ma il contesto poteva far capire che si trattava di un errore di battitura.
Affermano inoltre: possiamo essere d’accordo che non abbiamo il 100% di affidabilità, come se fosse la cosa più normale del mondo… ma ci si domanda, se non sappiamo neanche i reali effetti di un cambio genetico, che lo si fa a fare? Togliere variabili incontrollabili per aggiungerne altre, immesse da noi stessi? La cosa non ha molto senso.

4) Chiariamo subito che il nostro excursus ironico su Garattini ovviamente non è stato fatto con l’intento di offenderlo, rendeva solo conto di una particolarità del suo vestiario, un’eccentricità che c’è piaciuto sottolineare, ma non di certo per insultarlo (anche perchè non è un insulto).

Quello che si vuole affermare NON è tanto la TOSSICITA’ del 92% dei farmaci scartati in fase clinica dopo aver passato i test su animali, quanto il RISULTATO NON-PREDITTIVO che i test su
animali hanno avuto in questo processo, indipendentemente dalla loro tossicità o meno.
Tant’è che lo stesso articolo USA IL TERMINE “FALLIMENTO”, si chiama infatti: “More Compounds FAILING Phase I”.
In ogni caso, la predittività dei test su animali per la tossicità è già stata messa in dubbio da Hartung, citato prima. Come dice anche lui: “non siamo ratti di 70 kg”.
Sebbene la predittività sia definibile come la quota di soggetti veri positivi sul totale dei positivi, il termine “predittivo” è comprensibile anche usando un semplice dizionario: “agg. [f. -a; pl.m. -i, f. -e] 1 ( non com.) che è in grado di prevedere, in base a metodi scientifici” o anche “1 non com. Di teoria, concetto, fatto i cui elementi noti rendono possibile prevederne gli sviluppi futuri”. Ora, per pura logica, come si può PREVEDERE l’azione di un farmaco, se LA MAGGIORANZA DELLE VOLTE I RISULTATI NON COINCIDONO? Evidentemente non lo si prevede. E qui si parla di definizioni e di logica, più che di matematica.
Addirittura si afferma “i metodi alternativi sono tra i più finanziati, oggi come oggi”, quando qui in Italia non c’è neanche una legge che obblighi il finanziamento dello sviluppo dei metodi sostitutivi!

5) Dicono: “esistono organi preposti al controllo (ASL, NAS etc) e che l’associazione animalista di turno non è tra queste. Non vedo perché debbano esserci foto o video di tutte le procedure”.
Quello che viene spontaneo da chiedersi è: “se effettivamente avete problemi su tutte le varie accuse di maltrattamento, perchè non rendete pubblici i video che mostrano la vostra innocenza? Quale prova più schiacciante di questa?”
Citano il “cherrypicking”, quando esso è invece ciò che fanno maggiormente i vivisezionisti usando come prova della validità del modello animale le volte in cui ha funzionato e quelle in cui non funziona sono ignorate o passate con la scusa del richiedere la perfezione a un metodo che invece non ha neanche una minima accuratezza.
Per il cervello, anche se non si tratta di un’operazione dolorosa, è comunque invasiva e violenta verso l’animale… non riteniamo plausibile l’ipotesi di un’eventuale gioia nell’animale al vedersi aprire il cranio senza alcuna paura. Si tratta di istinto di sopravvivenza. (Le persone che si sottopongono a questi esperimenti invece sono coscienti del motivo per cui ciò accade e pertanto la paura dell’intervento sarà sicuramente minore).
Per il Draize Test, ciò che si intendeva dire è che si immettono sostanze nell’occhio, che possono provocare danni, in certi casi è possibile ottenere la necrosi.
Senza contare il resto della nota che evidentemente non hanno commentato:
NON ESISTE FORSE VIOLENZA nell’LD50, che consiste nel sottoporre delle cavie a una sostanza tossica che ne uccida la metà? Non v’è violenza nell’immettere un tumore in un animale? Non v’è violenza nello strappare una scimmietta da sua madre e sostituirla con una madre artificiale? Non è violenza farli ammalare di alzheimer, AIDS e altre infermità? Non è una violenza immettere pillole, iniezioni, sostanze in un animale con la forza? Non è violenza tenerlo rinchiuso in una gabbia sotto la luce artificiale per 12 ore al giorno e poi al buio più pesto?

6) Sul dato del 51%:
“Overall, 51% of approved drugs have serious adverse effects not detected prior to approval”
“Each year prescription drugs injure 1,5 million people so severely they require hospitalization and 100 000 die, making prescription drugs a leading cause of death in the United States”
[Moore T.J., Psaty BM. e Furberg CD. Time to act on drug safety. JAMA, 279: 1571-1573, 1998]
Gli autori delle obiezioni si danno una zappata sui piedi dicendo: “i livelli posologici da cui si iniziano i test nell’uomo sono di solito 1/100 della dose NOAEL (NO Adverse Affect Level), cioè della dose più bassa alla quale, nell’animale, non si sono verificati effetti collaterali di sorta. Il dosaggio iniziale verrà poi aumentato progressivamente, sino a trovare il dosaggio che poi sarà impiegato come terapeutico.” IL CHE SIGNIFICA CHE NON CI SI FIDA (GIUSTAMENTE) DEL RISULTATO SULL’ANIMALE. Quale miglior prova della sua mancanza di predittività?

7) Nella settima, dicendo che servono soldi per risorse, ecc… confermano di fatto la nostra accusa, ovvero la mancanza di motivazioni scientifiche di fondo (a questo punto perchè non fare meno esperimenti ma più accurati con quei soldi? Sarebbe meglio rispetto al farne di più ma meno accurati, dato che così ci sarebbe meno bisogno di rifarli).
E qui si ride:
“Oltre a questo, ci sono motivazioni etiche per cui riteniamo che sia preferibile sacrificare un topo rispetto ad una scimmia”
Un gruppo vivisezionista che afferma questo? C’è bisogno di commenti? O è forse opportuno ricordare che per loro non esistono “diritti degli animali”, ma “concessioni” che l’uomo dà agli animali? Allora, a che pro parlare di etica in questo caso?

E qui ecco il salto! L’ottava viene saltata (allora perchè non nominarlo: “9 domande”?) e si passa alla nona:
9) Avevamo affermato: In psicologia, dalla nascita del neo-comportamentismo, ci si è resi conto che tra lo stimolo e la risposta allo stesso vi sono delle “variabili intervenienti”, che rappresentano la mente, che al tempo del comportamentismo era considerata una “black box”, una scatola nera impossibile da conoscere. Nell’animale è lo stesso, quelle variabili non sono conosciute, pertanto l’analisi del comportamento è sterile, se non per i livelli basilari che tuttavia sono conosciuti da sempre., al che ci citano “riviste dedicate esclusivamente agli studi sul comportamento animale”.
Ma leggasi bene: COMPORTAMENTO.
Infatti attraverso il comportamento possiamo ottenere risultati non ben interpretabili, ma facciamo esempi, usando non subito gli animali, ma anche solo le persone:
ad uno stesso stimolo, un uomo che sta affogando, due persone possono reagire in differenti maniere, una cerca di salvarlo buttandosi in mare, l’altra torna ad occuparsi dei fatti propri. Nello schema di Stimolo-Risposta, non è interpretabile questa doppia scelta, se non parlando della già citata “variabile interveniente”, la mente, che però non possiamo conoscere nell’animale, come faremmo? Non ci possono comunicare.
Il comportamento non è quindi univoco, lo possono dimostrare le innumerevoli teorie sullo sviluppo nei bambini piccoli dopo Piaget, anch’essi incapaci di usare il linguaggio. Senza contare le innumerevoli influenze culturali, le conoscenze acquisite, le capacità cognitive che contribuiscono al variare del comportamento, che talvolta cambiano nello sviluppo e che sono presenti nella nostra stessa specie.
Voler accomunare risposte tra specie diverse è buttare all’aria tutto il lavoro della psicologia dello sviluppo: se si hanno risultati diversi in diverse età, come si può pensare che il risultato sia uguale in specie diverse?
Questo non vale solo tra uomo e animali, ma anche tra le diverse specie non-umane. Ad esempio quando si stimola elettricamente l’ipotalamo di una scimmia, se è dominante attacca i maschi subordinati ma non le femmine; se è di grado inferiore si rannicchia e si comporta in modo remissivo.
Un ratto allevato in laboratorio che non ha mai ucciso un topolino nè visto ucciderne uno e messo assieme a questo, invece, resta in pace con l’altro animale, ma se si stimola l’ipotalamo del ratto, questo colpisce il suo compagno di gabbia come un ratto selvatico (un forte morso al collo che spezza la spina dorsale). [Lateral hypothalamic control of killing: evidence for a cholinoceptive mechanism. Smith DE, King MB, Hoebel BG. Science. 1970 Feb 6;167(3919):900-1.]
Inoltre, anche in quest’ambito, una scoperta fatta su animali va confermata sugli umani, a che pro dunque fare esperimenti su animali?
E ciò non significa che concordino, ad esempio studiando i neuroni specchio con tecniche non-invasive sull’uomo, si sono scoperte altre aree coinvolte, non rilevate negli esperimenti sulle scimmie, tra cui quelle del linguaggio [Ac
tion observation activates premotor and parietal areas in a somatotopic manner: an fMRI study.Buccino G, Binkofski F, Fink GR, Fadiga L, Fogassi L, Gallese V, Seitz RJ, Zilles K, Rizzolatti G, Freund HJ. Science. 1970 Feb 6;167(3919):900-1.]
Per quanto riguarda lo studio del comportamento nell’uomo senza uso di animali, si potrebbe in generale usare ad esempio la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) dinamica. Rispetto alla tradizionale, la dinamica fotografa l’encefalo nelle sue modificazioni in base a stimoli esterni. Ad esempio se io vedo delle immagini di violenza, si attivano alcune aree del mio cervello e con la RMN dinamica questo può essere studiato.

10) Per quanto riguarda l’aspirina, dove avevamo citato Hartung [Hartung T. Per aspirin ad astra… Altern Lab Anim. 2009 Dec; 37 Suppl 2:45-7. ] non vediamo come possa essere un’opinione il fatto che l’aspirina fosse tossica e teratogena per quasi tutti i mammiferi… o lo è o non lo è.
Per il talidomide, è stato testato per la teratogenicità solo in un secondo momento, ma i test su animali non sarebbero comunque stati in grado di prevedere l’effetto. Qui è spiegato bene:
http://sperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/10/03/talidomide-e-test-di-teratogenesi-su-animali-tra-mito-e-realta/
Ringrazio per l’attenzione, buona giornata.

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