S.A. COME RICERCA DI BASE: SPRECO DI VITE E DI SOLDI!

Contoupolos-Ioannidis D.G., Ntzani E., Ioannidis J. P.: “Translation of highly promising basic science research into clinical applications”, Am. J. Med., 114 (2003), 477-84.

Il rapporto 1 su 25.000 (ossia 0,004 per cento) è esplicitamente citato in questo commento sull’articolo suddetto:

Crowley WF jr: “Translation of basic research into useful treatments: how often does it occur?”, Am. J. Med., 114(2003), pp. 503-5,

e il passo rilevante sta sulla prima pagina, disponibile ad esempio in:

http://www.deepdyve.com/lp/elsevier/translation-of-basic-research-into-useful-treatments-how-often-does-it-DnaJ4zsVBL

Lo riporto per comodità:

«The article by Contopoulos-Ioannidis et al. (Contopoulos-Ioannidis, Ntzani, and Ioannidis 2003) in this issue of the journal addresses a much-discussed but rarely quantified issue: the frequency with which basic research findings translate into clinical utility. The authors performed an algorithmic computer search of all articles published in six leading basic science journals (Nature, Cell, Science, the Journal of Biological Chemistry, the Journal of Clinical Investigation, the Journal Experimental Medicine) from 1979 to 1983. Of the 25,000 articles searched, about 500 (2%) contained some potential claim to future applicability in humans, about 100 (0.4%) resulted in a clinical trial, and, according to the authors, only 1 (0.004%) led to the development of a clinically useful class of drugs (angiotensin-converting enzyme inhibitors) in the 30 years
following their publication of the basic science finding. They also found that the presence of industrial support increased the likelihood of translating a basic finding into a clinical trial by eightfold. Still, regardless of the study’s limitations, and even if the authors were to underestimate the frequency of successful translation into clinical use by 10-fold, their findings strongly suggest that, as most observers suspected, the transfer rate of basic research into clinical use is very low».

“L’articolo di Contopoulos-Ioannidis et al. [2003] in questo numero della rivista tratta una questione molto discussa ma raramente quantificata: la frequenza con cui i risultati della ricerca di base si traducono in utilità clinica. Gli autori eseguirono una ricerca algoritmica al computer di tutti gli articoli pubblicati in sei delle principali riviste scientifiche (Nature, Cell, Science, Journal of Biological Chemistry, Journal of Clinical Investigation, Journal Experimental Medicine) dal 1979 al 1983. Dei 25.000 articoli ricercati, circa 500 (2%) contenevano qualche pretesa di potenziale applicazione agli umani, circa 100 (0,4%) hanno portato a una prova clinica e, secondo gli autori, solo 1 (0,004%) ha condotto allo sviluppo di una classe di farmaci clinicamente utili (gli inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina) nei 30 anni successivi alla pubblicazione del risultato scientifico di base.
Essi hanno anche trovato che la presenza di supporto industriale aumentava la verosimiglianza di tradurre un risultato di base in una prova clinica di 8 volte. Tuttavia, indipendentemente dalle limitazioni dello studio, e anche se gli autori avessero sottostimato di un fattore 10 la frequenza di traduzioni con successo in prove cliniche, i loro risultati suggeriscono fortemente che, come la maggior parte degli osservatori sospettavano, il tasso di trasferimento della ricerca di base all’utilizzo clinico è molto basso”

Dunque, anche se la ricerca di base che fa uso di animali fosse “solo” il 50% di tutta la ricerca di base biomedica, avremmo comunque una frequenza di traduzione clinica della vivisezione estremamente bassa. In altre parole, dallo studio di Contopoulos-Ioannidis e collaboratori si ricava che il potenziale euristico della vivisezione dal punto di vista delle applicazioni cliniche è irrisorio.

Inoltre, se già normalmente, nella fase preclinica in vitro, si usano cellule animali al posto di cellule umane, nella ricerca di base è ancora più difficile che vengano utilizzate quest’ultime (che, in quanto specie-specifiche, sarebbero più attendibili).

L’importanza di questi articoli è stata già riconosciuta in forma di pubblicazione in:

R. Greek, J. Greek: “Is the use of sentient animals in basic research
justifiable?” (2010)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2949619/
http://www.peh-med.com/content/5/1/14

Dopo la ricerca di Contopoulos-Ioannidis et al. quelli che continuano a cianciare dell’utilità della vivisezione “in quanto ricerca di base” dimostrano la loro malafede o la loro pura incompetenza (in particolare: quanto è costata la ricerca che ha portato a quei 25.000 articoli? e veramente esiste qualcuno che non riuscirebbe a immaginare una destinazione diversa che avrebbe promosso la salute umana in maniera enormemente più efficace?…).

(Adattato da: http://www.hansruesch.net/articoli/RicercaDiBase.pdf
Per ulteriori informazioni sull’argomento, visitare: http://www.hansruesch.net/)

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6 risposte a “S.A. COME RICERCA DI BASE: SPRECO DI VITE E DI SOLDI!

  1. Una piccola domanda: perché non riportate la fonte da cui avete estratto di peso questo testo, e non citate il suo autore, cioè il sottoscritto?

    http://www.forumetici.it/viewtopic.php?f=10&t=14731  

    Ovviamente io sono favorevole alla circolazione il più possibile vasta delle informazioni, ma citare fonte e autore è un requisito minimale di correttezza. Vi faccio anche presente, perché a quanto pare lo ignorate, che il testo da voi riprodotto è stato poi da me sviluppato in un lungo articolo:

    http://www.hansruesch.net/articoli/RicercaDiBase.pdf

    che è stato riprodotto e discusso in vari siti, ma è stato per la prima volta pubblicato sul sito CIVIS-Fondazione Hans Ruesch:

    http://www.hansruesch.net/

    che presenta parecchio materiale primario che mi sembrerebbe opportuno che voi segnalaste, con un link al sito, ai vostri lettori.

    Marco Mamone Capria

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  2. Fatto, qualunque altro appunto dica pure, scusi ancora per la dimenticanza.

    Resistenza Scientifica

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  3. Rinnovando i miei più sinceri complimenti e la mia più viva gratitudine agli admin di questa pagina e al Prof. Capria per il preziosissimo ed eccellente lavoro di divulgazione scientifica teso al perseguimento e al sostegno della vera scienza, quella antivivisezionista, volevo solo portare alla vostra gentile attenzione l’ennesimo grottesco-cabarettistico articolo dei pro s.a., a firma O.I. . Tale autore, deve essere con tutta evidenza una perla dell’italica cultura intellettuale contemporanea (sic)……delirio. [http:// di fe sa sp eri men ta zio nea nim ale.w ordp re ss.c om/2012/06/02/il- gioco -di -ma ssim o-ma mo ne-c ap ri a-o vv e ro-se -tre -car te-no n-bas tano/] A.L. di A Favore Della Sperimentazione Senza Animali.

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    • Nel frattempo rispondiamo noi:
      1) Dicono:
      “Gli autori dello studio hanno forse trovato 25000 articoli su ricerca di base, ma ne hanno analizzato in realtà soltanto centouno, quelli le cui scoperte mostravano promettenti applicazioni cliniche dirette.”
      Ma ciò significa che o erano soldi sprecati per qualcosa che non puntava alla salute dell’uomo (e quindi sempre di sprechi di denaro e di vite animali si tratta) o è comunque un fallimento (non sono RIUSCITI a passare alle fasi cliniche).
      2) Dicono:
      “Quella stessa ricerca di base che è composta per almeno il 50% dai famosi “metodi alternativi””
      Peccato che il 50% sia fantascienza, dato che quando è in vitro si usano cellule animali e sempre in 2D (quando invece si potrebbero usare cellule umane in 3D).
      Ricordiamo infatti che il settore che detiene il numero maggiore di animali usati nei test è proprio la ricerca di base con il 33% (addirittura più della ricerca e dello sviluppo di farmaci, che è al 31%).

      Comunque che si tratti dello 0,004% o dell’1%, sempre è sotto la soglia del 5% (la significatività statistica), ergo attualmente la ricerca di base non è statisticamente significativa e ciò probabilmente lo deve alla sperimentazione animale.

      P.S.:
      Alfredo, ti abbiamo “spezzettato” il link di quella pagina, dato che non vogliamo farle pubblicità (google registra i link alle pagine e le mette più in alto nei risultati di ricerche)

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  4. pienamente d’accordo. ciao ragazzi e continuate così. 😉

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