Vivisezione o Metodi Scientifici: dalla parte di Equivita

Recentemente, il gruppo pro-SA “In Difesa della Sperimentazione Animale”, ha commentato l’articolo “Vivisezione o Metodi Scientifici: una Scelta” del Dottor Stefano Cagno.
Analizziamo i loro errori, nella critica al testo:
Dicono:
“Se esiste un metodo che sostituisce in tutto e per tutto l’animale in un esperimento è obbligo di legge utilizzarlo e quindi già non si usa l’animale e il problema Non si pone nei termini in cui suggerisce l’articolo di Equivita, cioè che i metodi ci sono ma non si utilizzano. Gli esperimenti su animale, infatti, devono essere autorizzati e se esiste un metodo alternativo deve essere utilizzato.”
Tuttavia, i metodi alternativi a cui fanno riferimento i pro-sperimentazione animale (da ora in avanti abbreviati in pro-sa), sono quelli validati usando come modello di riferimento l’animale.
In questo senso, criticando il modello animale quale gold standard, bisogna per forza di cose criticare un metodo di validazione che si basa su di esso.
Non a caso, nella sostituzione del Draize Test, c’è stata necessità di rieffettuare una validazione, non per colpa dei metodi sostitutivi, ma per i falsi positivi che il Draize test tendeva a dare [1]
A questo punto, i pro-sa affermano:
“La sperimentazione tossicologica in vivo (la sperimentazione animale) non ha bisogno di validazione perché è la prima metodica che è stata inventata”
Al che, rispondiamo con il testo di una pubblicazione [2]:
“L’affermazione che i test su animali siano intrinsecamente validi, solo perché sono test su animali, è discussa e respinta. Si è concluso che non c’è alcuna ragione giustificabile per sottoporre i test su animali a procedure nuove o considerevolmente modificate che siano meno rigorose di quelle applicate ai test senza animali e alle strategie di sperimentazione”
Altra assunzione è la seguente:
“la sua efficacia è riscontrabile nel numero di tossicità gravi che si verificano nelle fasi cliniche dei farmaci. Numeri alla mano, i casi di molecole molto tossiche che sono state riscontrate come tali in fase clinica sono obiettivamente molto molto poche…”
Dimenticano, ovviamente, che i livelli posologici da cui si iniziano i test nell’uomo sono di solito 1/100 della dose NOAEL (NO Adverse Affect Level), cioè della dose più bassa alla quale, nell’animale, non si sono verificati effetti collaterali di sorta (ovviamente partire da una dose che sia più bassa di quella animale è già una conferma di per sé della mancanza di attendibilità del modello animale).
Contando dunque che le morti per effetti avversi sono più di 100.000 all’anno nei soli Stati Uniti [3], l’effetto devastante della sperimentazione animale è sotto gli occhi di tutti, se poi pensiamo che il 92% di queste vengono scartate nelle fasi sull’uomo [4], se non si applicasse questa prudenza (che, ribadiamo, conferma già di per sé la mancanza di attendibilità del modello animale), tali effetti sarebbero probabilmente notabili già nelle prime fasi cliniche.
Si dice:
“La “validazione” che il Dr. Cagno vorrebbe fosse fatta, consisterebbe nel prendere una serie di sostanze molto tossiche nell’animale (e che quindi non non sono state testate nell’uomo) e fare quello che servirebbe per validarle, cioè testarle nell’uomo.”
Ma non corrisponde al vero, infatti le revisioni sistematiche potrebbero benissimo rappresentare una vera e propria procedura di validazione, dato che le validazioni retrospettive sono anche ufficialmente adottate dall’ECVAM per i metodi in vitro o in silico ai fini regolatori [5]. Questi studi retrospettivi, infatti, ci informano sull’utilità clinica degli animali nella ricerca scientifica, confrontando i dati derivanti da varie specie animali con quelli ottenuti sull’uomo e indagando sulla ripetibilità e riproducibilità dei test su animali. In questo modo possiamo ottenere i valori di sensibilità, specificità, predittivi e i rapporti di verosimiglianza, che nel complesso ci permettono di valutare la rilevanza di un determinato metodo.
Affermano addirittura che non sia vero che si sovvenzionino maggiormente gli esperimenti animali rispetto a quelli sostitutivi, perché “il CAAT e l’ECVAM, ed altri istituti simili che sono lautamente finanziati”, c’è da chiedersi come mai però, abbia potuto citare solo questi due istituti, mentre di corrispettivi per la sperimentazione animale ve ne sono un’infinità.
Continuano dicendo che i test in vitro sono “comunemente utilizzati in tossicologia e in numerosi altri ambiti di ricerca, ma Non sono sostitutivi dell’animale, ma complementari.”
Tuttavia la stragrande maggioranza delle cellule in vitro utilizzate sono cellule animali, che dunque avranno una scarsa attendibilità al pari degli organismi interi non-umani.
Affermano dunque:
“Cosa vorrebbe dire testare un farmaco tramite metodi epidemiologici? Vorrebbe dire metterlo in commercio e valutare a posteriori i problemi.”
Senza rendersi conto che non si parlava di farmaci nella spiegazione del dottore, che invece parlava di fattori di rischio già noti che invece si sono spesso ignorati in attesa che il modello animale li confermasse: “L’impiego della epidemiologia e della statistica ha permesso di riconoscere la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie quali l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, il soprappeso, l’ipercolesterolemia, la mancanza di esercizio fisico. Queste ricerche mettono di solito a confronto due condizioni, ad esempio il fumo di sigarette e lo sviluppo di tumori polmonari. In questo caso si è dimostrato che aumentando il numero delle sigarette fumate, aumenta anche il rischio di sviluppare un tumore polmonare e quindi, di conseguenza, che il fumo di sigaretta è cancerogeno.”
Citano dunque il Talidomide, con la seguente affermazione:
“non furono eseguiti i test di teratogenesi su animale gravido (all’epoca non erano obbligatori) e il risultato è stato di circa 10.000 bambini malformati.”
Tuttavia, nel ricreare le malformazioni che si sono verificate nell’uomo, usando topi, ratti e criceti si verificavano raramente e solo a dosi DA 30 A 500 VOLTE MAGGIORI RISPETTO ALLA DOSE TERATOGENA NELL’UOMO, e solo in alcune situazioni, tra cui l’induzione di carenze alimentari, deplezione di glutatione assieme alla somministrazione giornaliera per tutto l’arco della gravidanza e nel periodo pre-concepimento, somministrazione endovenosa… [6]
Si continuano a citare isolatamente i vari metodi alternativi e le loro limitazioni, scordando due cose:
1) Che bisognerebbe prima di tutto dimostrare l’attendibilità della S.A., quando addirittura Donald Prater, dell’FDA, ente statunitense che si occupa dell’immissione dei farmaci, afferma “E’ chiaro che gli studi su animali in vivo possono non essere il gold standard”[7] e, come già detto prima, le revisioni sistematiche non ce l’hanno ancora confermato (anzi, vanno in tutt’altra direzione).
2) Che i metodi alternativi vanno utilizzati insieme, Thomas Hartung ad esempio afferma che nella sostituzione degli animali bisogna applicare una strategia integrata, unendo vari test sostitutivi tra loro [8]. Da questo punto di vista, è preferibile un insieme di dati attendibili, che si completano a vicenda, piuttosto che i risultati di un organismo intero che però è diverso da noi e della cui predittività possiamo enormemente dubitare.

Note:
[1] “we now understand why the alternatives failed: their results were being compared with those of the Draize test itself, which, it turns out, yields many false positives.”
Alan M. Goldberg, Thomas Hartung, “Protecting more than animals”, Scient
ific American, January 2006
[2] “The proposition that animal tests are inherently valid, merely because they are animal tests, is discussed and is rejected. It is concluded that there is no justifiable reason for subjecting new or substantially modified animal test procedures or testing strategies to a validation process that is any less stringent than that applied to non-animal tests and testing strategies”
Balls, M. (2004) Are animal tests inherently valid? ATLA: Alternatives to Laboratory Animals, 32(Suppl. 1B), 755–758.
[3] “Each year prescription drugs injure 1,5 million people so severely they require hospitalization and 100 000 die, making prescription drugs a leading cause of death in the United States”
Moore T.J., Psaty BM. e Furberg CD. Time to act on drug safety. JAMA, 279: 1571-1573, 1998
[4] Anne Harding. More Compounds Failing Phase I. The Scientist September 13, 2004
[5] Worth A, Zuang V. A modular approach to the ECVAM principles on test validity. Altern Lab Anim. 2004 Nov;32(5):467-72.
Worth, A.P. & Balls, M. (2002). The principles of validation and the ECVAM validation process. ATLA 30, Suppl. 2, 15–21.
[6] Klein Obbink H J, Dalderup L M Effects of Thalidomide in the Rat Foetus. Experientia XIX/12: 645-646(1963)
Wells PG, Bhuller Y, Chen CS, Jeng W, Kasapinovic S, Kennedy JC, Kim PM, Laposa RR, McCallum GP, Nicol CJ, Parman T, Wiley MJ, Wong AW. Molecular and biochemical mechanisms in teratogenesis involving reactive oxygen species. Toxicol Appl Pharmacol. 2005 Sep 1;207(2 Suppl):354-66.
Parkhie M, Webb M. Embryotoxicity and teratogenicity of thalidomide in rats.Teratology. 1983 Jun;27(3):327-32.
Meganathan K., S. Jagatp, Vilas Wagh, JA Gaspar, J Winkler, J Hescheler, A. Sachinidis, Embryonic stem cells differentiation substantiates thalidomide teratogenicity Toxicology LettersVolume 211, Supplement, 17 June 2012
Fratta Sigg Maiorana ,Teratogenic effects of thalidomide in rabbits, rats, hamsters, and mice, Toxicology and Applied Pharmacology Volume 7, Issue 2, March 1965, pp. 268–286
Runner MN. Comparative pharmacology in relation to teratogenesis. Fed Proc. 1967 Jul-Aug;26(4):1131-6.
(di cui qui una tabella con le dosi usate nelle varie specie durante gli studi di teratogenesi effettuati successivamente all’accaduto, ripresa da Schardein J: Drugs as Teratogens CRC Press; 1976.:
http://sperimentazioneanimale.files.wordpress.com/2012/09/scherdein-table.jpg )
[7] “It is clear that in vivo animal studies may not be the gold standard”
http://us4.campaign-archive2.com/?u=066d5d7abe2de2d5e04d214bf&id=6435b91567
[8] “Second, we must not rely on one tool only: the combination of tools with complementary strengths, such as a sensitive and a specific test, can overcome weaknesses. Integrated testing, especially using different technologies, is most promising.”
Hartung T. Food for thought… on animal tests. ALTEX. 2008;25(1):3-16.

cingliale

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