Sperimentazione animale e sviluppo di vaccini

In un articolo pubblicato nel 2011 su Nature-Immunology and Cell Biology, ricercatori australiani impegnati nello sviluppo di vaccini chiedono al proprio governo maggiori investimenti nella ricerca immunologica umana piuttosto che continuare a sovvenzionare la ricerca sui modelli di topi transgenici. Sebbene questo articolo non sia apertamente critico verso l’utilizzo di ”modelli animali”, ne riassume sostanzialmente la sempre più diffusa consapevolezza da parte della comunità scientifica dei loro seri limiti e della loro inaffidabilità in funzione della salute umana. In particolare, gli autori dell’articolo affermano chiaramente:

”L’uso dei modelli murini per studiare l’immunobiologia delle malattie infettive, come i virus della malaria e dell’herpes simplex, ha gravemente distorto la nostra comprensione del controllo immunitario di questi agenti patogeni nell’uomo e si potrebbe sostenere che il ricorso su questi sistemi di modello può aver rallentato il progresso nello sviluppo di vaccini efficaci contro numerosi agenti patogeni umani. La fiducia in questi sistemi di modello è erosa, dato che ora sappiamo che vi sono significative differenze nella fisiologia umana e le vie del sistema immunitario di regolamentazione di questi modelli animali. Infatti, il test clinico dell’anticorpo monoclonale anti-CD28 TGN1412 illustra lo molto bene.”

e anche:

“La scarsa traslazione degli studi nel modello murino nell’impostazione umana può essere spiegata da una serie di fattori. In primo luogo, la maggior parte dei studi svolti nei modelli murini sono condotti in ceppi di topi inbred, che possono drammaticamente deviare le risposte immunitarie. In secondo luogo, gli esseri umani e i topi mostrano numerose discrepanze sia nell’immunità innata che in quella adattativa, inclusi i sottogruppi di cellule T, recettori delle citochine, espressione e funzione di molecole di costimolazione, differenziazione di Th1/Th2, recettori Toll-like, le famiglie di recettori inibitori di NK Ly49 e KIR, e molti altri. Terzo, come sottolineato in precedenza, ha contribuito anche l’uso inadeguato di topi inbred come modelli di malattia/terapeutici per delineare percorsi regolatori immunitari o per testare nuove formulazioni di vaccini.”

Gli stessi autori prevedono che la grande collaborazione incentrata sugli studi dell’immunologia umana, proposta nell’articolo, sarà ostacolata dai sostenitori dello studio sull’immunologia dei modelli animali, ma chiedono:

”Per quanto tempo ancora possiamo giustificare il finanziamento di milioni di dollari di fondi dei contribuenti usati per delineare il sistema immunitario murino che in molti casi ha limitato l’applicazione per le malattie umane?”

Riportiamo di seguito un articolo pubblicato su Plos Medicine dal Dr. JJ Pippin, fondatore e direttore della medicina cardiovascolare e ”medical imaging” presso la ”Cooper Clinic”, autore e co-autore di oltre 60 articoli e abstract che sono stati pubblicati sulle principali riviste mediche, è stato anche portavoce e relatore presso la ”American College of Cardiology” e la ”Society of Nuclear Medicine, U.S.A.”, attuale consulente scientifico presso il Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) degli U.S.A., un’associazione di medici, scienziati e laici che promuove la medicina preventiva e responsabile:

”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo.
Come elenco parziale di fallimenti, permettetemi di presentare i famigerati esperimenti forzati sul fumo, che hanno permesso alle sigarette di essere promosse ampiamente per decenni, o il misero fallimento di un quarto di secolo di ricerca sui primati sull’AIDS per fornire eventuali indicazioni utili, o ancora i depistaggi ed i vaccini pericolosi prodotti durante la ricerca sulla poliomielite (verificato da Albert Sabin stesso), il fallimento di studi sui primati per migliorare i rischi di difetti alla nascita e nascite premature, e il fallimento di studi sulle scimmie per identificare farmaci anti-infiammatori di rischio cardiovascolare.
I redattori di PLoS Medicine hanno espresso con linguaggio fiducioso che il vaccino contro la febbre di Lassa è riuscito in quattro scimmie, e, quindi, è un agente adatto per lo studio umano. Ricordiamo che il vaccino contro l’AIDS di VaxGen (AIDSVAX) ha mostrato grande successo negli studi sui primati, ma è stato un fallimento totale in due studi clinici, tra cui uno studio di oltre 2.500 iniezioni di farmaci in Thailandia ed un altro di una multinazionale di oltre 5.000 individui ad alto rischio.
Si consideri l’infruttuoso decennale sforzo per produrre un vaccino contro l’AIDS nei primati, la mancata produzione anche di un solo caso di AIDS umano in un qualsiasi studio su primate, o anche la mancata identificazione di un utile farmaco antiAIDS ottenuto da studi sui primati. Imperativi genetici e fisiologici impongono che non esistono modelli animali, anche tra i primati più elevati, che possano fornire informazioni applicabili agli esseri umani. Il Progetto Genoma Umano ci dice che vi è sufficiente diversità genetica tra gli esseri umani e che la farmacogenetica e le tecniche di farmacogenomica avranno un ruolo crescente nel superare i problemi legati alle polimorfismi ed alle altre varianti. Non possiamo nemmeno applicare le scoperte scientifiche in modo uniforme per gli esseri umani, e PLoS Medicine sta promuovendo la ricerca su scimmia?
Sono molto deluso dal fatto che PLoS Medicine è regredita a riportare la ricerca sugli animali. E’ scoraggiante che in questa epoca di rapido progresso biomedico, ed appropriata retrocessione della ricerca su animali nella pattumiera storica, PLoS abbia scelto di reintrodurre un anacronistico, medicalmente screditato, ed immorale strumento di ricerca per la sua segnalazione.”

Fonti:

1) [Dr Rajiv Khanna and Dr Scott R Burrows, Australian Centre for Vaccine Development, Queensland Institute of Medical Research, Human immunology: a case for the ascent of non-furry immunology, Nature-Immunology and Cell Biology (2011) 89, 330–331; doi:10.1038/icb.2010.173 –http://www.nature.com/icb/journal/v89/n3/full/icb2010173a.html]

2) [JJ Pippin, PLoS Takes a Step Backward, PLoS Med. 2005 August; 2(8): e278.
Published online 2005 August 30. doi: 10.1371/journal.pmed.0020278 – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1196491/]

3) [Merck Research Laboratories. Electrical injury model of arterial and venous thrombus formation in the anesthetized African green monkey: Measurement of prothrombotic and antithrombotic effects. 2000]

4) [Barbour V, Cohen B, Yamey G. Some tolerance for fur—Animal studies in PLoS Medicine. PLoS Med. 2005;2:e203 – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1160600/]

5) [McCarthy M. AIDS vaccine fails in Thai trial. Lancet. 2003;362:1728]

6) [McCarthy M. HIV vaccine fails in phase 3 trial. Lancet. 2003;361:755–756]

7) [Human Genome Project Information. Pharmacogenomics. Washington (DC): US Department of Energy Office of Science; 2005]

[A.L.]

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