Modelli animali e danni al miocardio

Si parla di danno da riperfusione ad un tessuto quando la circolazione sanguigna torna al tessuto dopo un periodo di ischemia. L’assenza di ossigeno e nutrienti crea una condizione in cui il ripristino della circolazione ha come risultato l’infiammazione e lo stress ossidativo con conseguente danno ai tessuti coinvolti, invece della ripresa della normale funzionalità.
Diversi meccanismi sono coinvolti in questo fenomeno:
° Perdita dell’omeostasi ionica
° Attivazione dell’enzima xantina ossidasi
° Produzione di nitroperossido
° Disfunzioni mitocondriali
° Richiamo di cellule infiammatorie
° Eccitotossicità

La terapia principale utilizzata nei pazienti colpiti da infarto del miocardio per limitare le dimensioni dell’infarto stesso è basata sulla riperfusione miocardica meccanica o farmacologica.

Tuttavia, la riperfusione è stata associata ad ulteriori danni del miocardio successivi a quelli causati dall’ischemia precedente, questo processo viene definito per l’appunto ”danno da riperfusione”, in inglese ”reperfusion injury” (RI).

Mentre il meccanismo preciso dell’RI non è stato ancora del tutto compreso, una gran numero di studi clinici sono stati eseguiti negli ultimi 10 anni volti a comprendere i postulati del meccanismo del danno da riperfusione.

Questi studi clinici si sono basati su dati sperimentali ottenuti su modelli animali negli studi preclinici che mostravano significativi benefici del trattamento miocardico.

Ciò nonostante, i benefici clinici su pazienti umani, contrariamente ai risultati positivi ottenuti in fase preclinica su animali, sono stati molto limitati o addirittura del tutto assenti.

Vi sono numerose differenze tra i risultati derivanti dai modelli animali utilizzati negli studi sperimentali ed i risultati riscontrati nelle fasi cliniche, tra cui il fatto che gli studi sperimentali preclinici in genere utilizzano una brusca occlusione e protocolli di riperfusione negli animali con un miocardio precedentemente all’intervento in condizioni sane, che, a quanto pare, non risulta predittivo dell’efficacia terapeutica di nuovi agenti cardioprotettivi in ambito clinico con pre-esistente malattia progressiva coronarica, occlusione coronarica intermittente, ed una tardiva riperfusione. Inoltre, esistono differenze di risultato anche tra gli studi sperimentali stessi.

[Dirksen MT, Laarman GJ, Simoons ML, Duncker DJ. Reperfusion injury in humans: a review of clinical trials on reperfusion injury inhibitory strategies. Cardiovasc Res. 2007 Jun 1;74(3):343-55. Epub 2007 Jan 23. – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17306241%5D

Negli ultimi 30 anni, sono stati segnalati centinaia di interventi sperimentali (farmacologici e non) per proteggere con successo il miocardio ischemico negli animali da esperimento, tuttavia, con l’eccezione della riperfusione precoce, nessuno si è tradotto in pratica clinica.
Per tre decenni, notevoli risorse sono state investite in studi singoli che hanno spesso dato risultati inconcludenti.

[Bolli R, Becker L, Gross G, Mentzer R Jr, Balshaw D, Lathrop DA; NHLBI Working Group on the Translation of Therapies for Protecting the Heart from Ischemia. Myocardial protection at a crossroads: the need for translation into clinical therapy. Circ Res. 2004 Jul 23;95(2):125-34. – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15271864%5D


[A.L.]

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