L’Insensatezza della Sperimentazione Didattica su Animali

Oggi ci occuperemo di rispondere al post “L’insensatezza dell’Obiezione di Coscienza” del gruppo pro-SA “In Difesa della Sperimentazione Animale”.

Dal 1993 esiste una legge, la 413/93, che permette agli studenti di tutte le facoltà interessate (ma anche a medici, ricercatori e professionisti!), di fare obiezione di coscienza alla Sperimentazione Animale.

Tuttavia questo apre un dibattito sugli svantaggi dell’uso degli animali nella didattica, che si esplica in 4 punti principali:

– utilità e alternative
– etica e 3R
– questione economica per le università
– possibilità di abolizione totale

Innanzitutto, leggendo il testo della legge in questione, si evince come esistano alternative riconosciute all’utilizzo di animali e come sia possibile, appunto, sorvolare tali esperimenti senza che il percorso di studi ne risulti alterato:

Nelle università gli organi competenti devono rendere facoltativa la frequenza alle esercitazioni di laboratorio in cui e prevista la sperimentazione animale. All’interno dei corsi sono attivate, entro l’inizio dell’anno accademico successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, modalità di insegnamento che non prevedano attività o interventi di sperimentazione animale per il superamento dell’esame. Le segreterie di facoltà assicurano la massima pubblicità del diritto all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale.

Tra le molte associazioni che si preoccupano di munire le facoltà degli strumenti per effettuare queste modalità di insegnamento che non prevedano attività o interventi di sperimentazione animale, ovvero di vere e proprie alternative alla sperimentazione didattica su animali, ricordiamo InterNICHE (International Network for Humane Education), che si occupa di sostituire i test su animali per le facoltà di medicina, medicina veterinaria e scienze biologiche, e, nel nostro Paese, I-CARE Italia, che ha creato il primo “Database Interattivo sulle Alternative all’uso di animali nella didattica” consultabile a questo indirizzo.

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Pertanto, a livello puramente pratico, la necessità della sperimentazione didattica su animali viene meno. Questo però apre la porta all’etica.

Da sempre infatti i pro-S.A. hanno affermato di seguire il principio delle 3R (Refine, Reduce, Replace) teorizzato da Russell e Burch nel 1959, che implica:
– la sostituzione dell’animale quando possibile (Replace)
– la riduzione del numero di animali qualora non fosse possibile la sostituzione completa (Reduce)
– il miglioramento delle condizioni dell’animale quando le altre due possibilità non sono attuabili (Refine)

In questo caso non vi è bisogno di discutere sulla sostituibilità dell’animale, è la stessa legge che afferma che vi sia la possibilità di farne a meno senza influire negativamente sulla preparazione dello studente.

In aggiunta, il decreto legislativo n. 116 del 27/01/1992 impone che, nella didattica, qualora si possa evitare un esperimento su animali, se ne debba fare a meno:

3. In deroga all’art. 3, comma 1, il Ministro della sanità autorizza gli esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad altri
sistemi dimostrativi. [Art. 8, c. 3]

Pertanto, dato che questa inderogabile necessità è assente, in quanto si possono superare tutti gli esami senza fare esperimenti su animali (art. 413), la sperimentazione animale per fini didattici non è mai permessa. O meglio, non dovrebbe esserlo, dato che la 413 è una delle leggi più infrante, come vedremo in seguito.

Passiamo dunque all’aspetto economico. 

Da sempre i pro-SA affermano che la sperimentazione animale sia un costo per le case farmaceutiche, e non un profitto. Ebbene, perchè non dovrebbe essere un costo anche per le Università?

E se è davvero un costo, perchè lo svolgono ancora, nonostante la legge possa permettere loro di farne a meno e “avrebbero tutti i vantaggi a non compierlo”?

Addirittura in certi casi viene nascosta l’esistenza della possibilità di fare obiezione, pertanto l’interrogativo nasce spontaneamente: è davvero una spesa?

Per serietà, non avendo prove certe, non risponderemo a questa domanda, ma sicuramente questa faccenda lascia aperti grandi dubbi sulla validità di questa affermazione.

Come già visto prima, secondo la legge, le segreterie di facoltà dovrebbero assicurare “la massima pubblicità del diritto all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale”, purtroppo però quest’aspettativa è spesso disattesa.

In compenso, almeno qui in Italia, vi sono organizzazioni che cercano di far fronte a questo inconveniente. Un esempio è Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista, che ha creato la campagna “Nulla da Obiettare?”, in cui la stessa si prepone di agire presso le autorità competenti per far sì che le facoltà universitarie interessate finalmente assicurino agli studenti, come dovrebbero, la possibilità di seguire un intero corso di studi (incluso il lavoro di tesi) senza la necessità di praticare sperimentazione animale, obbligandole nel contempo a pubblicizzare l’obiezione di coscienza come stabilito dalla legge.

In aggiunta, invitiamo tutti gli studenti a scaricare e ad appendere nelle bacheche universitarie la locandina della campagna (disponibile qui), in modo da informare sempre più persone su questa opportunità.

Concludendo, a seguito di quanto scritto, crediamo che non vi sia alcuna giustificazione, nell’ambito sia finanziario che legale, dell’utilità e dell’etica, che possa legittimare l’uso di animali nella didattica. Infine, riteniamo che una giusta applicazione della legge 413 e del decreto 116, in maniera giunta, possa essere la chiave dell’abolizione totale della sperimentazione animale didattica.

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