Solo il 5% degli studi su animali è privo di errori sistematici

[Tsilidis KK, Panagiotou OA, Sena ES, Aretouli E, Evangelou E, et al. (2013) Evaluation of Excess Significance Bias in Animal Studies of Neurological Diseases. PLoS Biol 11(7): e1001609. doi:10.1371/journal.pbio.1001609]

Full Text: http://www.plosbiology.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pbio.1001609

I risultati degli studi su animali hanno errori sistematici, l’efficacia dei farmaci candidati viene gonfiata e li si spinge in fase clinica prima che siano pronti. Questo è il verdetto di una nuova ricerca, che ha riscontrato che più trattamenti di quanti dovrebbero passano dalla fase di sperimentazione pre-clinica alla fase di sperimentazione clinica umana, sprecando risorse preziose e mettendo potenzialmente in pericolo i partecipanti alla sperimentazione clinica.
Questo si aggiunge ad un crescente insieme di prove che dimostra l’esistenza di problemi nella segnalazione dei risultati e nella gestione degli esperimenti su animali.

Lo studio, condotto da John Ioannidis della Stanford University (Stati Uniti), ha esaminato le meta-analisi di molti studi pre-clinici – combinazioni di diversi studi statistici – nei disturbi neurologici e ha riscontrato che solo il 5% degli studi su animali in letteratura ha avuto effetti positivi credibili con nessun accenno di bias.

Sebbene il set di dati sia stato limitato agli interventi neurologici, Malcolm Macleod, uno degli autori della relazione, era fermamente convinto che il risultato non dovrebbe essere scartato come caso una tantum. “Anche se non vorrei affermare che si applichi a tutta la ricerca in vivo… ovunque abbiamo guardato, l’abbiamo trovato”.

I risultati destano notevoli preoccupazioni, infatti i farmaci destinati a fallire vengono invece così autorizzati a procedere alla sperimentazione clinica. Macleod cita l’esempio del tirilazad*, un farmaco sperimentato per il trattamento dell’ictus. Gli studi su animali del farmaco sono stati infatti promettenti, ed è stata avviato così agli studi clinici.
Ma tali studi hanno mostrato un aumento di mortalità e disabilità tra i pazienti che hanno assunto il farmaco. “Il Tirilazad era probabilmente nocivo negli esseri umani e di certo non ha fatto nulla di buono”, dice. Una delle ragioni di ciò è stata la qualità degli studi su animali”.

Il gruppo di lavoro sottolinea che ci sono diversi problemi endemici con il sistema. Il primo ed il più importante è il cosiddetto “bias di pubblicazione”. Le riviste accademiche interessate con l’impatto e l’influenza dei loro articoli, sono meno propense a pubblicare i risultati negativi. Quindi, i risultati negativi sono lasciati inediti e dimenticati, ed è improbabile che siano inclusi nelle meta-analisi che dettano la progressione di un farmaco ai test clinici. In secondo luogo, i gruppi di ricerca spesso eseguono diverse serie di test statistici, scegliendo il metodo che dà loro il risultato più significativo. Il terzo problema è quello degli effetti di piccoli studi. Set di dati più piccoli sono meno precisi, il che è particolarmente pertinente nella sperimentazione animale, dove vengono eseguite molte prove individuali con piccolissimi gruppi di animali.

* [Sena E, Wheble P, Sandercock P, Macleod M. Systematic review and meta-analysis of the efficacy of tirilazad in experimental stroke. Stroke. 2007 Feb;38(2):388-94. Epub 2007 Jan 4.]

Adattato da: http://www.rsc.org/chemistryworld/2013/07/failures-animal-testing-put-drug-trial-volunteers-danger

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