Progetto InLiveTox: Bioreattori Multicompartimentali e Nanoparticelle

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Il progetto InLiveTox, che è stato finanziato dall’UE nel corso degli ultimi tre anni, ha fatto progredire in modo significativo l’efficienza degli esperimenti in vitro sulle nanoparticelle. Il progetto si è concentrato sull’impatto dell’esposizione alle nanoparticelle su intestino, sistema cardiovascolare e fegato. L’esposizione mediante ingestione è particolarmente importante a causa dell’inclusione delle nanoparticelle in alimenti, imballaggi alimentari e medicine somministrate per via orale. 

Il progetto ha sviluppato un nuovo sistema modulare di test in vitro basato sulla fluidica e ha dimostrato il suo uso per modellare la risposta di tessuti selezionati all’ingestione di nanoparticelle. I risultati ottenuti dal sistema in vitro sono stati convalidati da uno studio in vivo su biocinetica e tossicità delle nanoparticelle mediante ingestione nei ratti. Dei tessuti di questi animali sono stati usati per studiare le reazioni tossicologiche, concentrandosi nuovamente su intestino, sistema cardiovascolare e fegato. Questi dati sono stati poi confrontati con altri studi biocinetici effettuati usando particelle simili, ma altre vie di esposizione (ad es. le vie aeree). Il confronto dei dati è stato ottenuto in vivo sull’esposizione mediante iniezione e ingestione con dati ottenuti da saggi standard (tipo statico a singola cellula). Il sistema sviluppato ha mostrato un notevole schema di differenze e similarità, in particolare durante lo studio delle infiammazioni. Vi erano differenze nette nella pertinenza fisiologica dei differenti approcci. 

Questo significa che i risultati del progetto InLiveTox potrebbero avere il potenziale per cambiare il modo in cui i settori farmaceutico, chimico, cosmetico e alimentare testano sicurezza ed efficienza dei nuovi materiali. I metodi migliorati potrebbero apportare significativi benefici economici sia mediante la riduzione dei costi dei test se confrontati all’uso di animali, ma anche mediante l’opportunità di portare sul mercato prodotti più sicuri in modo più veloce rispetto ai metodi attuali, soddisfacendo allo stesso tempo la legislazione REACH. 

La tecnologia sviluppata in questo progetto potrebbe fornire un significativo vantaggio a chi la adotterà da subito. Essa può essere usata come strumento di test e ricerca in tossicologia e farmacologia per qualsiasi nuova entità chimica. I risultati del progetto hanno superato in molti modi le aspettative, fornendo una tecnologia eccitante e innovativa che ha il potenziale per sostenere gli sviluppi di nuovi prodotti nel settore dei test in vitro. A livello macro, il progetto conferma la posizione competitiva in campo internazionale che gli enti di ricerca europei occupano nel settore in rapido sviluppo dei test in vitro. 

Il consorzio è un gruppo interdisciplinare composto dai leader europei in nanotossicologia, farmacia e ingegneria a livello europeo, assieme a un importante gruppo di ricerca americano proveniente dalla University of Rochester nell’ambito dell’invito FP7-NMP-2008-1.3-2 del 7° PQ.

Per maggiori informazioni, visitare: 

Progetto InLiveTox 
http://www.inlivetox.eu/

Tratto da: http://cordis.europa.eu/fetch?CALLER=IT_NEWS&ACTION=D&SESSION=&RCN=35512

Dal dossier finale:

[…] At a meso level, the results of the InLiveTox project have the potential to change the way that the pharmaceutical, chemical, cosmetic and food sectors of industry are testing the safety and efficiency of new materials. The improved methods could deliver significant economic benefits both through reduction of testing costs compared to the use of animals, but also through the opportunity to bring safer products to market faster than existing methods. The technology developed in the project could provide a significant competitive advantage to the early adopters.

At a macro level, the project confirms the internationally competitive position that Europe‟s research organisations hold in the fast developing field of in vitro testing. A report by the US National Research Council in 2007 entitled “Toxicity Testing in the 21st Century” outlined the scale of the challenges and suggested a 15 year time scale for the replacement of many animal testing methods by in-vitro techniques.

The WYSS Institute in Boston, USA, has recently been granted $26 million for a project to develop a „lab-on-a-chip‟ solution to toxicity testing. The capability demonstrated by the InLiveTox project shows that EU researchers could be leaders in this field, if they are able to secure similar levels of funding.

The motivation for such an investment is the size of the existing (£1.8 billion) market for drug toxicity testing and also the emerging (£2 billion) market for the testing of chemicals to comply with REACH legislation.

Any change in methodology for the testing of new drugs will require regulatory approval. The regulatory bodies (ECVAM, FDA etc) are justifiably cautious in approving new methods.
However the cornerstone to any change is sound science and the work of the InLiveTox team has demonstrated the capability of European research organisations to make significant progress.

[ http://www.inlivetox.eu/uploads/media/InLiveTox-Final_publishable_report.pdf ]

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