Il vivisezionismo blocca il progresso – Risposta al Sole 24 Ore

Recentemente “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato un articolo in cui attacca l’antivivisezionismo, chiamato “L’animalismo blocca la ricerca”, scritto da Gilberto Corbellini ed Elisabetta Dejana, e che contiene in sè varie inesattezze che adesso andremo a commentare:

“Praticamente tutti i trattamenti in grado di curare o di lenire le principali malattie dell’uomo come i tumori, le malattie cardiovascolari, infettive o genetiche derivano dalla ricerca sugli animali.”

In realtà, secondo una revisione sistematica (ovvero uno studio che analizza più studi precedenti) del 2003 di Contopoulos-Ioannidis e colleghi sulla Rivista dell’Associazione Medica Americana, su 25.190 articoli di ricerca di base presi in esame dalle principali riviste scientifiche (Nature, Cell, Science, ecc.), solo 5 hanno superato le fasi cliniche sull’uomo successive ai test su animali. Considerando che la ricerca di base su animali, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Sanità (NIH) statunitense, è pari al 75% della ricerca di base, la maggior parte dei fallimenti nella ricerca è attribuibile proprio a quest’iperaffidamento nel modello animale.

“E nessuno di noi, inclusi gli animalisti che usano vere medicine, somministrerebbe al proprio figlio o a se stesso farmaci o trattamenti la cui efficacia non sia stata prima provata sugli animali. Quando in passato non è stato fatto, sono accadute tragedie come le migliaia di casi di bambini focomelici per gli effetti della talidomide.”

In verità successivamente non si riuscì a riprodurre l’effetto disastroso del talidomide sugli animali se non dopo lunghi e ripetuti tentativi, solo in alcune specie e in determinate situazioni, come ad esempio l’induzione di carenze alimentari, deplezione di glutatione, l’uso di animali geneticamente modificati, la somministrazione giornaliera per tutto l’arco della gravidanza e nel periodo del pre-concepimento, la somministrazione endovenosa, ecc. Si sono inoltre usate dosi di farmaco talmente elevate da alterare la fisiologia degli animali da esperimento, ovvero dosaggi da 30 a 500 volte maggiori di quelli teratogeni nell’uomo.

“E le tecniche alternative? Si usano già estesamente.”

In realtà la quasi totalità dei metodi in vitro utilizza cellule animali al posto di cellule umane, si usano colture bidimensionali al posto di corrispettive 3D, più predittive, molti modelli matematici e in silico sono tarati sugli animali al posto degli umani, si usano tecniche di minor complessità rispetto a quelle disponibili e vengono utilizzate in maniera isolata piuttosto che in maniera integrata tra loro (strategia che può risolvere le debolezze dei singoli metodi).

“Ma è non meno elementare il concetto che non si può riprodurre artificialmente, in vitro o in silico e allo scopo di controllare le variabili implicate, il processo complesso della proliferazione tumorale o delle metastasi.”

In verità esistono modelli in 3D di tumori, come dimostra uno studio del 2011 di Nyga, Cheema e Loizidou, che riescono a fornire gli appropriati componenti della matrice in una configurazione 3D presente in vivo, co-colturare cellule tumorali, cellule endoteliali e altre cellule associate in una maniera spazialmente rilevante, monitorare e controllare l’ipossia per mimare i livelli trovati nei tumori nativi e monitorare il rilascio di fattori angiogenici da parte delle cellule tumorali in risposta all’ipossia. Ciò permette ai modelli 3D in vitro di essere un’importante alternativa sia agli approcci degli interi organismi complessi in vivo, che alle colture 2D con le loro limitazioni spaziali.

“Come non si potrebbe riprodurre in una coltura cellulare un infarto del miocardio.”

In realtà esistono tecnologie, come le colture organotipiche, che possono essere buoni modelli per questo tipo di studi.

“O un diabete, un Parkinson eccetera.”

Per quanto riguarda il primo caso, all’Università di Pisa sono riusciti a ricreare un modello di diabete grazie ai bioreattori multicompartimentali modulari, che permettono di collegare più tipi di tessuto grazie a delle mini-camere connesse da tubi di silicone in cui passa un fluido nutriente che simula la circolazione sanguigna. Con questo metodo si sono inoltre riusciti a ricreare modelli di ipertensione e di glaucoma.

Per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, cellule staminali pluripotenti indotte derivanti dal paziente affetto da queste malattie possono essere convertite in neuroni, in modo da modellare il disturbo in questione. Questa tecnologia è chiamata “disease-in-a-dish”.

“L’uso dei primati è molto ridotto, limitato ai casi come la ricerca sull’Aids, in cui il virus infetta solo l’uomo e le scimmie.”

In primis, le scimmie ed altri primati sono utilizzatissimi anche in altri settori, ricordiamo le neuroscienze cognitive, e in secondo luogo facciamo notare che su 85 vaccini efficaci sui primati, in oltre 197 successivi studi sull’uomo, nessuno di essi è risultato utile, anzi, vi sono stati casi di infezione della malattia ai volontari.

“Si tratta di una modifica ambigua e contraddittoria, che avrà come conseguenza di dover anestetizzare l’animale per un prelievo di sangue.”

Non esistono forse le pomate anestetiche? Perchè bisogna sempre far credere alla gente di dover far iniettare sostanze agli animali?

“Infatti sarà impossibile sviluppare in Italia i trattamenti antitumorali personalizzati – cioè la medicina del futuro – o animali transgenici per disporre di più sicure valvole cardiache e cellule per la produzione di insulina che si possono ottenere da maiali e bovini.”

In primis, la legge non riguarderà gli xenotrapianti di tessuti o di cellule, ma solo quelli di organi interi. In secondo luogo, una emergente quantità di prove indica che ci sono fondamentali differenze in come il processo di tumorigenesi accade nel topo e nell’uomo, ci ricordano gli scienziati Annapoorni Rangarajan e Robert Weinberg sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Reviews Cancer. In secondo luogo, ricordiamo che l’insulina non si ricava più dagli animali dagli anni ’80.
Inoltre, la medicina del futuro, la medicina personalizzata, è semmai la farmacogenomica, che va ad analizzare le differenze individuali nella reazione a farmaci e trattamenti. Come possiamo dire che è importante studiare i cambiamenti genetici al livello della nostra stessa specie e poi affidarci a dati provenienti da altre specie come se non fosse nulla, come se la differenza non fosse maggiore?
Non a caso, grazie tecnologie di questo tipo come i microarray, a cui New Scientist dedicò nel 2003 un articolo chiamato “The Cancer Revolution”, “La Rivoluzione del Cancro”, presso l’Università del North Carolina è stato scoperto che il cancro al seno può originarsi da diversi tipi cellulari, non solo uno come si sospettava precedentemente, e presso la Novartis Research Foundation di San Diego sono stati chiariti alcuni meccanismi della metastasi ed è stata osservata la differenza rispetto a quanto si credeva dai test su animali.

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6 risposte a “Il vivisezionismo blocca il progresso – Risposta al Sole 24 Ore

  1. va bene (ironico) essere disinformati, ma qui si esagera. Negano finanche l’evidenza, persino i siti di università e fondazioni (tutti vivisettori) riportano dati a conferma della logica antivivisezionista per cui esiste il malato e non la malattia e una terapia efficace va confezionata su misura del paziente. Lo diceva Ippocrate 2000 anni fa, questa gente ci arriva solo ora. L’insulina ormai viene prodotta dai batteri per eitare gli effetti collaterali dell’insulina suina, figuriamoci gli effetti di “pezzi di ricambio” ottenuti da animali transgenici. Sarebbe ora che anche il sole24 ore cominciasse a leggere qualcosa oltre ai bilanci dei suoi sponsor, la disinformazione è dannosa. Come la vivisezione.

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  2. E’ esattamente il contrario: la vivisezione (o SA) , essendo una pratica fallace e fuorviante, rallenta e spesso blocca x lunghi decenni il progresso medico…! Un fulgido esempio ci viene dalla chirurgia, rimasta lungamente ferma ‘al palo’ finché una bella intuizione del clinico ospedaliero Semmelwheis che (contrariamente agli insegnamenti galenici osservati dai suoi colleghi che sezionavano i morti e operavano i vivi senza lavarsi) volle introdurre l’asepsi nel suo reparto… Soltanto da lì, da quella misura igienica, semplice ma fondamentale (che i vivisettori negavano non riscontrando quasi mai infezioni negli animali torturati a morte…) ci fu il balzo in avanti della chirurgia…

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  3. Credo che la frase si riferisca al contenuto dell’articolo pro-vivisezione (o S.A)

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  4. Cherry Blossom Chains

    Al primo punto avete risposto con una cosa che non c’entra niente. Nessuno dice che tutte le sperimentazioni vadano a buon fine (non sarebbero sperimentazioni ma certezze, altrimenti), l’affermazione è che le cure che abbiamo oggi le abbiamo grazie alla SA (e NON vivisezione, mettetevi in testa che sono due cose diverse). Se volete contestare questa cosa fatelo di fronte a tutti coloro che sono guariti o migliorati da malattie un tempo letali e oggi debellate o almeno indebolite, loro sono la vera prova che la SA ha dato risultati non trascurabili.
    Per quanto riguarda i cosiddetti metodi alternativi, non so come si possa pensare di sostituire un intero organismo con tessuti o addirittura simulazioni al computer. Oltretutto, come pensate di simulare malattie di cui ancora non si conosce tutto? Sarebbero simulazioni parziali e quindi poco realistiche, probabilmente.

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    • Allora, per quanto riguarda il primo punto, la SA, in quest’ambito, ci fornisce un risultato così scarso che non è neanche considerabile statisticamente significativo, il che vuol dire che non sono imputabili ad essa le varie scoperte.
      Come dice Matthews, infatti:

      “Even if the first claim were capable of validation, this would still not justify the second substantive claim: that virtually all such achievements have depended on animal models – that is, such models were not merely included in the research process, but provided demonstrable evidential weight, leading to a positive outcome. The use of animals has long been de rigueur in medical research, and is mandatory in drug development. As such, the statement that virtually every medical break-through has involved animal experiments says nothing about the inferential value of those experiments – any more than the equally ubiquitous use of animal experiments in failed breakthroughs proves their futility. Arguing otherwise constitutes a well-known inferential fallacy known as transposition of the conditional (see for example Paulos9), which in this case takes the form of wrongly assuming the (unknown) probability of a medical advance taking place given the use of animals is equivalent to the (very high) probability that animals were used given a medical advance has taken place.”

      e

      “Animal models are widely recognized as being essential to the progress of medical science. In countering the critics’ arguments of the use of animals in medicine, one statement has acquired almost talismanic importance:

      ‘Virtually every medical achievement of the last century has depended directly or indirectly on research with animals.’

      In this essay, the origins and justification of this oft-repeated statement are examined. Despite its endorsement by leading academic bodies, it is far from clear that the statement has been, or even could be, formally validated.”
      [Matthews RAJ (2008) Medical progress depends on animal models – doesn’t it? J Roy Soc Med, 101, 95-98]

      Inoltre, Hansen afferma:
      “We conclude that animal-based research played a role in defining gross anatomy in the 19th and
      early 20th centuries, but that essentially all subsequent advances were human-based or secondary to advances in the physical and applied sciences. This has historical, funding, and ethical implications as the development of deep brain
      stimulation is cited as an example of the importance of animal-based research and a reason for continued social and financial support of animal models in general as opposed to clinical research, other human-based research modalities, and the various disciplines of the physical and applied sciences.”
      [Greek R, Hansen LA (2012) The Development of Deep Brain Stimulation for Movement Disorders. J Clinic Res Bioeth 3:137. doi: 10.4172/2155-9627.1000137]

      Non ti dimenticare inoltre che gli studi sulla Sclerosi Multipla nei modelli animali non hanno rilevato la reale complessità della malattia, individuata poi attraverso studi di brain imaging:

      “However, animal models seldom express the complexity of human disorders. A case in point is multiple sclerosis, where animal experiments sug­gested a relatively simple picture of demyeli­nation causing disability. Imaging studies of patients with multiple sclerosis have now revealed a greater complexity: remyelination may occur and axonal death may play an important role (Ll).”
      [Langley, G and Harding, G and Hawkins, P and Jones, A and Newman, C and Swithenby, S and Thompson, D and Tofts, P and Walsh, V (2000) Volunteer studies replacing animal experiments in brain research – Report and recommendations of a Volunteers in Research and Testing workshop. ATLA, 28 (2) 315 – 331.]

      Se non avessimo avuto questi mezzi, probabilmente staremmo ancora sprecando soldi inutilmente, questo non è forse una prova che il modello animale può essere fuorviante e che rallenta la ricerca?

      Tu parli di tessuti o simulazioni al computer, ma i metodi alternativi non sono solo questo, esistono anche tecnologie molto promettenti come la farmacogenomica, la microfluidica, l’organomica e molto altro.

      Infine, proprio analizzando il genoma, partendo da materiale umano e studiando le reazioni umane con i nuovi metodi possiamo ottenere risultati più attendibili per malattie anche sconosciute rispetto ai modelli animali, in cui le si devono ricreare artificialmente, il che spesso ci porta a studiare delle “simil-patologie” non rappresentative dei disturbi umani.

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