In difesa di Aysha Akhtar: non restiamo ancorati alla sperimentazione animale!

Il gruppo statunitense pro-SA “Speaking of Research” (SoR) ha attaccato – nei suoi articoli “Why animal research is done humanely — Reason 1: Stressed Animals Yield Poor Data” e “Why Animal Experiments Work – Reason 2: Animals Can Mimic Human Diseases” – l’intervento sull’Huffington Post della dottoressa Aysha Akhtar, nota neurologa e critica della SA, la quale aveva criticato aspramente i modelli animali per diverse ragioni.
La risposta di SoR è divisa in due parti, nella prima si dà parzialmente ragione alla dottoressa, la quale sosteneva che le condizioni in cui gli animali erano stipati alterassero i risultati degli esperimenti a causa dello stress. In questa prima parte si è affermato tuttavia che, grazie a gabbie più grandi, i risultati sarebbero stati predittivi.
Quest’affermazione è però contraddetta da dati che dimostrano che anche le più comuni pratiche di laboratorio, come manipolazione (ad esempio pulizia delle gabbie, spostamento delle stesse, spostamento degli animali, ecc.), prelievo ematico e introduzione di sonde oro-gastriche facciano aumentare i parametri collegati allo stress. “Le alterazioni variano tra il 20% ed il 100% ed oltre in più rispetto ai valori basali o ai controlli. Tali alterazioni hanno una durata minima di 30 minuti dalla fine della pratica. I risultati dello studio suggeriscono che le pratiche abituali di laboratorio causino notevole stress negli animali e che gli animali non siano in grado di adattarsi alle stesse in tempi brevi: questi fenomeni hanno implicazioni etiche e scientifiche per quanto riguarda l’uso degli animali nella ricerca.” [1].

Per quanto riguarda invece la seconda parte, la dottoressa Akhtar fa notare come vi siano differenze impressionanti tra cellule pancreatiche umane e animali [2].
In risposta, gli autori di SoR citano un’intervista (quindi materiale NON peer-reviewed e privo di dati) di uno di questi autori, secondo cui questo risultato non inficerebbe il valore dei modelli animali in sé, ma piuttosto sottolineerebbe “l’importanza fondamentale della ricerca traslazionale, cioè, determinare se le osservazioni ottenute in studi su roditori siano rilevanti per i pazienti. Usando tessuti umani e sistemi modello pre-clinici, siamo in grado di trasferire qualsiasi nuova scoperta pertinente verso nuovi trattamenti per i pazienti nel modo più veloce, sicuro ed efficiente possibile”. Dati a sostegno di quest’affermazione? ZERO.
Insomma si tratta di una semplice frase priva di prove e rappresentante esclusivamente un proprio pensiero personale non verificabile né tantomeno verificato. Semmai fa notare come, anche in presenza di dati contrastanti, il pregiudizio di predittività del modello animale resti ancorato.

Gli autori passano ad esaminare i farmaci sull’ictus. Affermano che, nonostante molti farmaci per trattare l’ictus siano risultati fallimentari, uno dei più importanti attualmente in uso inizialmente sarebbe passato attraverso la sperimentazione su conigli. Questo, d’altra parte, non ci dice nulla, dato che per valutare l’efficacia di una tecnica (in questo caso la SA) dobbiamo conoscerne sia i fallimenti che i successi: anche un importante successo, se rimane isolato, non dimostra assolutamente che un metodo sia predittivo, ma solo che si ha avuto fortuna (o molte risorse da spendere!). Un metodo è predittivo se ci dà un’alta sensibilità (Veri Positivi sul totale di Veri Positivi + Falsi Negativi), un’alta specificità (Veri Negativi sul totale di Falsi Positivi + Veri Negativi), un alto valore predittivo positivo (Veri Positivi sul totale di Veri Positivi + Falsi Positivi) e un alto valore predittivo negativo (Veri Negativi sul totale di Falsi Negativi + Veri Negativi). Il resto è pura e semplice aneddotica.

Successivamente gli autori di SoR citano “Can animal models of disease reliably inform human studies?”, un articolo che – a loro detta – affermerebbe che, migliorando la qualità degli esperimenti su animali, questi ultimi diventerebbero buoni modelli per l’ictus.
In realtà l’articolo cita sì come migliorare i modelli animali, ma non nega che restino problemi anche in esperimenti di alta qualità, infatti afferma:
“In fact, clinical trials are essential because animal studies do not predict with sufficient certainty what will happen in humans. In a review of animal studies published in seven leading scientific journals of high impact, about one-third of the studies translated at the level of human randomised trials, and one-tenth of the interventions, were subsequently approved for use in patients. However, these were studies of high impact (median citation count, 889), and less frequently cited animal research probably has a lower likelihood of translation to the clinic. Depending on one’s perspective, this attrition rate of 90% may be viewed as either a failure or as a success, but it serves to illustrate the magnitude of the difficulties in translation that beset even findings of high impact.[3].

Successivamente citano altri due articoli di Macleod, ma il primo è una review interna alla sperimentazione animale stessa (ovvero su quanti esperimenti il trattamento in esame ha funzionato), ergo non ci dice nulla sulla predittività del modello animale, e neanche il secondo ci dà dati. Vengono postati solo ed esclusivamente per far notare che anche i critici della SA usano il modello animale. Certo, uno utilizza ciò che ha, ma questo non significa che il modello animale sia predittivo o che la persona abbia provato che sia predittivo, significa che si utilizza l’unico strumento che si conosce e si spera che funzioni, ma lo stesso autore, come dimostrato poco fa, è consapevole che anche con esperimenti di alta qualità la traslabilità dei dati dall’animale sarà comunque molto difficile.

Infine, la dottoressa Akhtar viene accusata di cherry picking per aver citato le parole di Susan Fitzpatrick, che affermava sul NewScientist:
“Even if we know all there is to know about the animal model we don’t necessarily know about the disease”.

Gli autori di SoR citano nell’articolo persone che propongono come soluzione nuovi modelli animali. Il problema è che queste sono proposte, non prove di predittività: l’unica cosa certa che sappiamo è che i modelli usati fino a quel momento sono stati fallimentari, vale a dire la parte presa in esame proprio dalla dottoressa, pertanto l’accusa di cherry picking è infondata. Inoltre, come sopra dimostrato, pur migliorando la qualità degli esperimenti su animali, non si riesce comunque a ottenere un risultato altamente predittivo, ergo perché sprecare soldi e tempo a migliorare un modello fallimentare e limitato piuttosto che impiegarli per andare oltre?

Come ha affermato infatti il British Medical Journal nel 2014:
“Cosa fare a questo proposito? Condurre e riportare meglio la ricerca su animali aiuterà, dicono Pound e Bracken. […] Ma quanto questo potrebbe davvero migliorare il tasso di traslazione di successo dagli animali agli esseri umani? Non molto, a quanto pare. Anche se la ricerca fosse condotta in maniera impeccabile, sostengono gli autori, la nostra capacità di prevedere le risposte umane partendo da modelli animali sarà limitata da differenze interspecifiche nelle vie molecolari e metaboliche. […] Gli autori concludono: “Se la ricerca condotta sugli animali continua a non essere in grado di prevedere ragionevolmente quello che ci si può aspettare negli esseri umani, la continua approvazione pubblica e il finanziamento alla ricerca preclinica su animali sembrano fuori luogo”.” [4]

Note:
[1] Balcombe J, Barnard N, Sandusky C. Laboratory routines cause animal stress. Contemp Top Lab Anim Sci 2004; 43(6): 42-51.
[2] Cabrera O, Berman DM, Kenyon NS, Ricordi C, Berggren PO, Caicedo A. The unique cytoarchitecture of human pancreatic islets has implications for islet cell function. Proc Natl Acad Sci U S A. 2006 Feb 14;103(7):2334-9.
[3] van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V, et al. (2010) Can Animal Models of Disease Reliably Inform Human Studies? PLoS Med 7(3): e1000245.
[4] Fiona Godlee. How predictive and productive is animal research? BMJ 2014;348:g3719.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...